Dedicato a Gianfranco Spadola
Dedicato a Gianfranco Spadola
Hai vissuto sempre nei tuoi atti, papà. Con la punta delle dita sfioravi il mondo, cercavi trionfi, colori, allegrie, lavoravi e vivevi così.
Era la tua musica, la vita che suonavi.
I tuoi occhi, che guardavo mentre lavoravi, emanavano una luce fioca, erano sempre lucidi, mai brillanti.
Capovolgevi assunti e verità, ti ammiravo, nel silenzio.
Non dubitavi mai, decidevi, con passione e sensibile personalità.
Sembravi non sbagliare mai, anche davanti a bufere e paure.
Te ne andasti senza avvisare, all’improvviso, in un pomeriggio di una rigida giornata invernale, un giorno, una data, che segnano il tempo al tempo della mia vita.
La paura di sbagliare, di rovinare, di scalfire la strada da te segnata hanno nel tempo, dopo ansia e trepidazione, lasciato lo spazio all’ardore di continuare a segnarla, quella strada, cercando di farla risplendere ancor di più.
La tempesta, improvvisa, e quel buio che la tua perdita ha acceso, hanno lasciato lo spazio ad una nuova luce ed all’inizio di un nuovo giorno.
Mi doveva bastare ciò che mi hai dato ma volevo di più, allora… parliamo ancora? Chiedimi qualcosa… le tue domande formano un mondo, il tempo per te e per me.
Vorrei dialogare e raccontarti di questa vita e di questo mondo, di questa professione che tu mi hai fatto conoscere e che vivo ogni giorno della mia vita.
E quando qualcuno volesse separarci, ma nessuno lo farà, e non ci sentissimo più, ma non accadrà, io ancora ti dirò:
Troppo presto te ne andasti! Tanto di cui parlare e tanto ce ne restava ancora
Gianluca